lunedì, luglio 04, 2011
Centrale a legna a Sedegliano - Manifestazione 9 Luglio 2011
Cari Amici,
con riferimento a precedenti comunicazioni e manifestazioni a riguardo della possibile costruzione di una centrale a biomasse legnosa a Sedegliano, vi informo che insieme a diverse associazioni di Codroipo, di Sedegliano e persino della Destra Tagliamento, si è organizzata una manifestazione per il giorno 9 Luglio in Piazza a Codroipo dalle 18.00 in poi.
Il volantino è qui allegato.
Come potrete vedere, questa manifestazione, presenta almeno tre nuovi ed importanti aspetti:
- la presenza di associazioni della destra tagliamento che già subiscono l'inquinamento di centrali simili o potrebbero subirne nel caso della costruzione della centrale di Sedegliano
- la possibilità durante la serata di confrontarsi sulle energie a fonti rinnovabili e relative modalità di produzione
- la collegialità di numerose associazioni ambientaliste e non, nell'obiettivo comune di dire "questa sicuramente no" alla di centrale in progetto a Sedegliano.
Data l'importanza della manifestazione che abbiamo modo di credere unica del suo genere vi invito a partecipare, affinché la voce dei cittadini sia più forte e sia ascoltata.
Vi allego il volantino della manifestazione emesso dall'associazione Spunti di Vista di Codroipo che, a nome del Comitato ringrazio.
Molaro Marco
Referente Comitato 14701 SedeglianoVia Umberto I, 26/4 33039 Sedegliano
martedì, ottobre 19, 2010
FENOMENOLOGIA DI VOYAGER
Mi scuso di riprendere questi punti. Ogni contro critica è ben accetta.
Il titolo è un po' spaccone, lo so, ma tant'è...
FENOMENOLOGIA DI VOYAGER

Nel seguito illustro le peculiarità che a mio avviso caratterizzano il programma, nel bene e nel male.
Tengo a precisare che questo documento vorrebbe rappresentare una critica costruttiva, senza interessarsi minimamente della sfera privata ed emotiva del conduttore.
Per catturare da subito l'attenzione dello spettatore, la maggior parte dei servizi comincia con una serie di domande maliziose, le quali incorporano molto spesso delle paroline chiave che fanno sobbalzare lo spettatore dalla poltrona.
L'obiettivo è ovviamente raggiunto appieno, tanto di cappello, ma preludono un servizio che presenta numerose caratteristiche che ad una persona di scienza fanno perlomeno storcere il naso.
La maggior parte delle volte il documentario comincia con un'introduzione perlopiù corretta, salvo poi passare ad una improbabile spiegazione con un salto logico assolutamente non giustificato.
Il salto logico sembra in effetti un escamotage per introdurre tale spiegazione, e pone delle domande su quale fosse realmente l'obiettivo del servizio: parlare forse di una particolare spiegazione veicolandola all'interno di un cavallo di Troia?
Per quanto riguarda la spiegazione proposta, questa è improbabile, o la sua introduzione è quantomeno forzata.
E' ben noto che esistono molte teorie per spiegare un fenomeno, ma il più delle volte quella proposta in Voyager non rappresenta la teoria dominante, che è tale in quanto regge meglio delle altre il confronto con la realtà, con le osservazioni sperimentali, ecc.
Non esiste una “teoria del complotto” per cui alcune teorie cadono in disuso o non ricevono adeguato spazio nel panorama scientifico. Semplicemente, alla luce dei fatti sperimentali osservati, non lo meritano.
Far passare come teoria dominante una di queste costruzioni, in assenza di prove che escludano le altre, è quantomeno fuorviante, ma anche scorretto ed illecito.
Discutendo in questi termini di tali teorie si passa da Scienza a Metascienza (in una puntata si è parlato del fatto che l'alchimia potesse ancora serbare qualche sorpresa nel futuro!).
Inoltre è alquanto deprecabile fare passare per assodate teorie che non lo sono affatto, come quella delle stringhe o del multi-universo.
Le testimonianze che vengono riportate sono per la maggior parte a sostegno della tesi, e in ogni caso con un sapiente montaggio, tecnica navigata, alle volte si storpia il contenuto dell'intervista, che assume un significato piuttosto diverso da quello originale.
L'assenza di contraddittorio è già una piaga di numerosi programmi televisivi, vediamo di non farla mancare ad un programma di divulgazione scientifica con un pubblico così ampio.
Una presentazione più equa dei contenuti attirerebbe anche una fetta di mercato di telespettatori che si sente in qualche modo soggetta a “propaganda”, e si pone diffidente nei confronti di Voyager.
Così, in un rocambolesco tentativo di fondere teoria dei molti-universi con la teoria delle stringhe, si fa credere allo spettatore che gli astrofisici ricerchino gli universi paralleli e che le stringhe siano effettivamente in grado di produrre musica.
Per quanto riguarda il metodo mediante il quale vengono presentati i contenuti, non vi è nulla di male nell'usare una grafica e un audio moderno ed accattivante.L'importante è non abusarne o usare queste tecniche a sproposito.
L'attenzione dello spettatore è catturata da tali effetti ed è molto facile fare passare “sotto banco” delle frasi inesatte, dei passaggi non ben definiti, dei concetti delicati (come il principio di indeterminazione, puntata del 14/1/09).
Sarebbe interessante montare la spiegazione al contrario e vedere se lo spettatore, così folgorato da tali effetti audio-visivi, se ne accorge.
In confronto ad altre trasmissioni di scopo divulgativo, come “La macchina del tempo” o l'anziano Super-quark, è indubbio che un supporto multimediale avanzato facilita la veicolazione dei concetti, e in questo Voyager è maestro, ma sarebbe opportuno bilanciarlo con una presentazione dei contenuti che rifletta l'opinione più accettata sull'argomento, unito ad una sintesi dei concetti fondamentali.
A tal proposito si può fare un confronto tra l'introduzione della puntata di “La macchina del tempo” sugli universi paralleli e la già menzionata puntata del 14/01 di Voyager. Nel primo caso in circa tre minuti si riesce a fornire una visione chiara e semplice del problema che verrà sviscerato nel seguito della trasmissione, seguito che poi è identico a quanto trasmesso da Voyager.
Più in generale sarebbe opportuno che l'atteggiamento fosse maggiormente dubitativo e ad ampio spettro, in quanto come è ben noto il dubbio è il maggior simbolo dell'intelligenza.
Non ho mai sentito dire da uno scienziato di essere sicuro di una spiegazione, ed è alquanto strano che in termini generalistici il conduttore asserisca che “... gli scienziati si dicono certi ...” (Puntata del 14/01/09), tantomeno a riguardo di stringhe e multi-mondi!
In conclusione sembra che Voyager ricerchi disperatamente la soluzione più facile, non la più semplice.
Un po' polemicamente si potrebbe chiedere se questo avvenga perché un'esposizione equa e rigorosa sia infinitamente più dispendiosa. Per spezzare una lancia in favore della trasmissione, è doveroso ricordare che alcuni episodi sono effettivamente più bilanciati e presentano l'argomento in modo migliore e più comprovato ed effettivamente la soluzione proposta sembra essere alla stregua di altre idee, come avviene nell'episodio sulla pioggia rossa in India.
Tali episodi, che meriterebbero l'attenzione che chiedono, rischiano di non essere presi seriamente essendo le altre puntate poco credibili.
video correlati:
La puntata citata del 14/01/09, e lo stesso argomento trattato alla Macchina del Tempo
venerdì, agosto 27, 2010
Dovute scuse
![]() |
| da: http://www.brentriggs.com/blogpics/Landispraying1.jpg |
Ti ho bestemmiato troppo poco. Non sentirti solo, farò del mio meglio per farti sentire di nuovo importante.
giovedì, agosto 26, 2010
Why a blog?
Non siamo una famiglia di molte parole. Non ci piace parlare troppo. Preferiamo agire, e che l'azione faccia intuire il pensiero (poi magari l'intuito non ci prende sempre, ma è un'altra storia).
Bene, ma allora perché hai un blog? Non lo so. Penso per sfogare i miei pensieri, al mia rabbia. Per esercitarmi. Per provare a comunicare forse... Perché mi permette di avere memoria di me.
Non so.
giovedì, giugno 17, 2010
Tutti bravi a fare i froci col culo degli altri
Sarebbe bello provarci...
d
giovedì, aprile 08, 2010
venerdì, luglio 03, 2009
domenica, maggio 03, 2009
Dei delitti del pene

giovedì, marzo 26, 2009
Fail better! (beckett)
I giornali e i telegiornali sono troppo fantasiosi per il mio limitato senso dell'umorismo.. Preferisco dei buoni libri che mi sradicano dalla "realtà".. Portandomi nella bellezza degli "infiniti mondi possibili" dove il nostro non è certamente il migliore (forse non proprio l'ultimo degli stronzi?)".
È chiaro che c'era un libro che mi ha ispirato, e ne ho annotato le pagine che mi interessavano... ma... non so di quale libro! Tranquilli, non è un nuovo indovinello (anche perché non ne conosco la soluzione) è solo per sottolineare quanto il ricordo, la notizia, il dato se sono parziali sono praticamente inutili.
d
'mi ricordo che ho un ricordo, ma non mi ricordo quale'
martedì, marzo 17, 2009
Una bella discussione
mercoledì, febbraio 25, 2009
Milk - il film
Qualcuno di voi sa che cerco essenzialmente la soddisfazione estetica nel cinema, ma ovviamente pretendo una storia sopportabile. Questo film offre una vasta gamma di spunti di riflessione, e spero di riuscire a essere organico.
Questo film e' principalmente un film d'amore e di lotta.
Amore
Dan White: Due uomini possono procreare?
Harvey Milk: No, Dio sa quanto ci proviamo però.
Un amore evidente, mai volgare, veramente... dolce, sottile, ironico... non saprei proprio come aggettivarlo, avendo dei problemi espressivi in questo tema. Ho in mente una scena precisa del film, ma dopo aver provato un quarto d'ora a scrivere in maniera decente la scena e quello che mi ha trasmesso... 'gliel'ho data su' (i gave up). Quindi mi dispiace rimarrete senza descrizione, vedetevi il film e poi ne parliamo.
Lotta
Per noi non si tratta di obiettivi personali o di vittorie, stiamo cercando di cambiare la nostra vita. Lo capisci Dan? Io ho avuto quattro storie importanti, e tre dei miei uomini hanno tentato il suicidio. Sai che vuol dire? (Harvey Milk)
Il primo prodotto delle riflessioni scaturite dall'agglutinamento attorno a una causa che e' tema principale del film, si trova nei commenti a questo post di hronir. Purtroppo non sono stato molto consequenziale, ma la sostanza e': come mai loro (gli "americani", come anche i francesi...) riescono a coalizzarsi per perseguire uno scopo di "bene comune", mentre noi (sinistra italiana) riusciamo solo a dividerci per il bene comune? Perche' non siamo disposti ad abdicare momentaneamente alle (sottili) differenze di pensiero tra le varie correnti della sinistra "estrema" (la sola sinistra che si possa definire tale in questo grigiume politico italiano) per produrre un movimento serio, propositivo, concreto e concretizzante? Perche' io, pur avendo desideri di sinistra, non riesco a riconoscermi in nessuno dei partiti che si proclamano tali? Anche io devo fare un mio movimento epr raccogliere le 100 persone che la pensano come me? Perche' Anche qui, noi, adesso non ce la facciamo a fare quello che Milk e i suoi sono riusciti a fare quarant'anni fa? Anche all'interno dle movimento gay c'erano grosse differenze di idee, obiettivi, prospettive, eppure... Per noi non si tratta di obiettivi personali o di vittorie, stiamo cercando di cambiare la nostra vita.
Il film (ossia sommersi e salvati)
Salvati
Premessa: Quando vado a vedere un film non guardo mail il cast... non me ne frega nulla... enmmeno del regista (al massimo so che film evitare). Guardo il trailer e vedo se mi interessa dal punto di vista estetico (in primis) o del tema trattato (per esempio volevo andare a vedere "Vuoti a rendere" essendo stato anche il titolo di un mio post parecchio prima dell'uscita del film e con un significato analogo).
Se avessi saputo che c'era Sean Penn probabilmente non sarei mai andato a vedere il film... all'uscita dalla sala eravamo praticamente tutti concordi nel sostenere che Sean Penn avesse fatto veramente una grandissima interpretazione (difatti gli hanno poi dato l'Oscar).
Altro salvato lo sceneggiatore: una storia coinvolgente, ma decisamente ben raccontata.
Semisommerso
Il regista e' uno dei semisommersi... niente di che dal punto visivo... un film che ha tutte le carte in regola per essere un film "moderno". Ma ho decisamente non apprezzato i pan e crop (panning+cropping+zooming) su alcuni quadri... erano decisamente troppo vistosi, con grana che aumentava e cessate del genere. Tutto questo solo a causa di una cazzo di moda che e' nata pochi anni fa, importata nel cinema a mio parere dalle serie tv, che consiste nel non realizzare nemmeno un quadro 'fermo'. Provate a vedere un film dei tardi anni settanta e sicuramente direte "ma questo film e' fermo!". Grazie al cavolo! Le inquadrature sono principalmente su cavalletto, i dolly erano ingombranti e costosi, la steadycam non esisteva ancora... Fatto sta che adesso, siccome si muove tutto, anche le riprese in cavalletto sono leggermente 'zoomate'. Non ce n'e' una ferma! Guardate un banalissimo dialogo di qualsiasi film, osservate i bordi del quadro: vedrete che si stringono (o allargano dipende dalla direzione dell'intensita' che ha il dialogo)! E' tutto che si muove!
Qui il regista probabilmente ha fatto dei quadri statici e poi in montaggio ci ha fatto uno zoom (si fa... abbastanza normalmente) solo che fa schifo! Si vede la grana che aumenta... si vede che e' postprodotto.
Anche gli inserti finto storici facevano un po' schifo...
Insomma ho colto l'occasione di questo film per esprimere un po' delle cose che mi fanno schifo.
Rimane comunque un gran film.
d
sabato, febbraio 14, 2009
A' ridatece la DC!

mercoledì, gennaio 28, 2009
Pillole di saggezza

lunedì, gennaio 26, 2009
Non c'è speranza...
La Chiesa, ad esempio..
I preti ultimamente mi hanno proprio rotto i coglioni.
Hanno cominciato con l'attaccare il mio amato Barack per aver sbloccato i fondi per l'aborto e la ricerca sulle staminali (link).
Hanno proseguito con una stronzata colossale come l'affermazione "Internet è un dono di Dio". Ma quale dono e dono! Allora anche i Lego sono un dono di Dio? E la carbonara? E gli omosessuali? Il cardinal Milingo? Le cluster bombs? La Multipla?
Grazie dei regali, Dio, ma non è il mio compleanno.
In ogni caso è un passo avanti: meglio YouPorn che i chierichetti...
Non contenti, hanno continuato togliendo la scomunica al vescovo negazionista Richard Williamson che sostiene la non esistenza delle camere a gas. Vergognosa la scelta quanto il tempismo: domani è la Giornata della Memoria.
In ultimo, si erano intromessi (as usual) negli affari italiani, arrivando a sostenere che chiunque può arbitrariamente decidere di non rispettare una legge dello Stato se, sempre arbitrariamente, ritiene che questa contrasti con la sua morale.
Una sorta di istigazione a delinquere (art. 414 Codice Penale) in nome di Dio.
Ora, finalmente, è stata fatta un po' di giustizia e Beppe Englaro, papà di Eluana, ha vinto il ricorso al Tar della Lombardia contro Formigoni il ciellino che voleva impedire l'applicazione di una regolare sentenza della Cassazione.
Formigoni, hai perso.
Vaffanculo!
domenica, gennaio 18, 2009
Il pescatore di anime (salve) - di Florian Zenoni
Accadde così che tornando dalla mensa portai la mia opinione sulla canzone Il pescatore, presente per la prima volta nel 45 giri uscito nel 1970 Il Pescatore/Marcia nuziale. Ciò che ne penso è che alla prima versione studio di questo disco (quella in cui de André fischietta il ritornello) preferisco decisamente quella della storica tournée con la PFM (1979), che a mio modo di vedere rispecchia molto meglio il messaggio di vita e di speranza che la canzone mi trasmette.
“La prima versione è troppo sottotono”, dissi più o meno.
“Ma il pescatore è una canzone triste”, mi rispose Marina G. con la sua voce flautata. “Come sarebbe a dire triste?”, replicai impettito. Venni così brutalmente a conoscenza del fatto che la schiacciante maggioranza delle persone che mi circondavano in quel momento, avrebbero giurato sulla loro madre che nella canzone il pescatore viene ucciso dall’assassino.
La cosa mi colpì, perché mi piace sempre di tenere conto delle diverse possibilità d’interpretazione dei film o delle canzoni, e questa del pescatore che muore non mi era mai passata per l’anticamera del cervello.
Risi di loro, ma in maniera nervosa, come ridono i chihuahua davanti ai genitali di un alano (cit.).
Qualcuno era sul punto di fregarmi; decisi presto di passare alle contromisure. Veloce come il pensiero, corsi ai PC dell’aula informatica del piano terra, dove al termine di oltre dodici minuti e mezzo di caricamento della pagina di Google, recuperai il testo della canzone.
Lo riporto di seguito.
All'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.
Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un'avventura.
E chiese al vecchio dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame
e chiese al vecchio dammi il vino
ho sete e sono un assassino.
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.
E fu il calore di un momento
poi via di nuovo verso il vento
davanti agli occhi ancora il sole
dietro alle spalle un pescatore.
Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già dolore
è già il rimpianto di un aprile
giocato all'ombra di un cortile.
Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino.
Ma all'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.
La lettura collettiva mi sollevò, e ha rinforzato la mia interpretazione (ben poco originale) del testo; a mio modo di vedere, basta la semplicità del testo stesso per mettere in difficoltà un eventuale “avversario”, fautore della tesi omicida.
Notiamo immediatamente che nulla si dice circa una persona che muore. Siamo bambini grandi e abbiamo tutti gli occhi per leggere, quindi vi risparmio la parafrasi pedante del testo.
Per spiegare come la penso, preferisco prenderla un po’ alla lontana. Ciò che per me è più o meno evidente, sono i riferimenti alla simbologia cristiana: Il pescatore altri non è se non un ideale discepolo odierno di Gesù Cristo. L’importanza della figura del pescatore nel Nuovo Testamento è fuori discussione. Essa ricorre in passi significativi:
• Mentre camminava lungo il mare della Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello, i quali gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini». (Mat 4:18-19, identico in Mar 1:16-17);
• La parabola della rete (Mat 14:47-51);
• La pesca miracolosa (Lu 5:1-11).
Allargandoci alla simbologia dei primi cristiani, com’è noto il pesce veniva utilizzato dalle prime comunità per indicare la propria religione (http://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo#Il_simbolo_del_pesce).
Colpisce poi il riferimento diretto all’eucaristia nel condividere il vino e il pane, rafforzato dal contesto proverbiale del dar da bere agli assetati (vi risparmio i riferimenti nelle Scritture, perché si sprecano; se non siete allergici potete leggere questo: http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Celebrazioni/2000-2001/Dar%20da%20bere%20agli%20assetati.html). Per farla breve, nel momento in cui il vecchio pescatore non denuncia ai gendarmi che lo interrogano l’omicida con gli “occhi da bambino”, la canzone diventa una bellissima storia di perdono, che si rifà senza tanti giri di parole al messaggio evangelico.
Dato che niente di davvero esplicito sembra descrivere l’omicidio, i sostenitori della tesi sanguinaria si trovano costretti a concentrare il loro fuoco facendo leva sul certo misterioso e, per loro, ambiguo “solco”, che tutti ricordiamo e che disegna quella “specie di sorriso” sul volto del pescatore. Il solco rappresenterebbe la gola del pescatore (ma siamo sicuri che la gola giaccia sul “viso”?), il quale a questo punto sarebbe stato sgozzato senza pietà e senza motivo evidente da un assassino, il quale, lo ricordo, viene descritto da de André come avente a malapena il tempo di dissetarsi e mettere a tacere i morsi della fame, per di più con le forze dell’ordine alle calcagna.
Sorvolando sul fatto che il solco del pescatore viene descritto, immutato, tanto all’inizio quanto alla fine, ci si può anche chiedere in virtù di quale logica i gendarmi (gli stessi, mi piace pensare, anche se non c’entra, che porteranno via Bocca di Rosa “con i pennacchi e con le armi”) si possano rivolgere candidamente ad un uomo sgozzato, e di conseguenza ricoperto di sangue, chiedendogli informazioni circa un fuggitivo.
Insomma, a mio parere bastano poche considerazioni per salvare il povero pescatore da una fine tanto tremenda. Si potrebbe introdurre poi un discorso più ampio, coinvolgendo ragionamenti sulla forte coerenza interna della poetica di de André, quella che mette in primo piano i derelitti, i peccatori, le minoranze abbandonate a se stesse, gli emarginati del mondo. E’ un tema fortissimo che si può rintracciare in buona parte della sua discografia, e che trova la massima espressione nell’album Fabrizio de André (detto L’indiano), ma soprattutto nel suo album capolavoro Anime salve. De André non ha che uno scopo: vuole valorizzare gli ultimi (perfino i banditi dell’anonima sequestri sarda che lo rapirono insieme a Dori Ghezzi nel 1979). Che senso ha allora associare ad un assassino disperato “occhi enormi di paura”, che finiscono per rimpiangere l’infanzia (la memoria è già dolore e sgg., ovvero segno di pentimento), se poi gli si attribuisce la morte di un vecchio inerme?
Mi si dirà, ora basta, le opinioni sono opinioni. Ma prima che ciascuno si forgi una volta per tutte il proprio punto di vista, volete sapere cosa ne pensava l’unico che in tutta questa storia ha davvero voce in capitolo? Mi viene incontro la raccolta dei testi “Come un’anomalia”, pubblicata da Einaudi, che si è presa la briga di associare ad ogni canzone un commento di Faber, tratte dalle interviste rilasciate a quotidiani o riviste, da un paio di libri (citati) e dai commenti di De André durante l’ultimo concerto (1999).
«Genova è anche gli amici vivi che da lontano ti vedono crescere e invecchiare, per esempio i pescuèi che, proprio come ne Il pescatore, hanno la faccia solcata da rughe che sembrano sorrisi e, qualsiasi cosa tu gli confidi, l'hanno già saputa dal mare.»
E credo che queste parole possano chiudere la mia piccola riflessione.
Flo
lunedì, gennaio 12, 2009
Che Tempo Che Fa - Speciale De Andrè
Domenica sera è andato in onda su RaiTre uno speciale di “Che tempo che fa” dedicato ai dieci anni dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè.

Per chi non sapeva, per chi non poteva, per chi volesse rivedere ecco il link.
Avendo guardato con interesse la puntata, con i suoi alti (da brivido) e i suoi bassi (non pochi), ci tengo ad esprimere un'opinione sulle interpretazioni che ho ascoltato. Per farlo scelgo lo strumento della “pagella” che mi rendo conto essere molto indelicato e inadatto al contesto, ma che mi consente una certa sintesi (speriamo).
Quello che dirò, in alcuni casi, non vuole togliere nulla a degli artisti che hanno voluto liberamente ricordare un amico, un maestro, cimentandosi con delle canzoni per le quali ogni confronto è inutile.
Luciana Litizzetto - 8: Legge "Le nuvole" con Lalla Pisano (voce anche nell'omonimo disco del 1990). Inaspettata e intensa, mette nella lettura una dose di innocenza che arricchisce il pezzo. Un brano che dovrebbe togliere ogni dubbio riguardo alla natura poetica dei testi di De Andrè.
Lucio Dalla - 4: Le sue attitudini teatrali e il gusto per la sceneggiata potrebbero sposarsi bene con il brano scelto, il "Don Raffaè". Dalla però sciupa l'occasione, sbagliando in più punti il testo. Parrucchino d'ordinanza, sempre più caricatura di se stesso. Grottesco, a tratti imbarazzante.
Gianna Nannini - 7: prima interpretazione femminile per "Via del Campo", triste ballata di De Andrè-Jannacci. La voce della Nannini mi piace da morire e si adatta molto bene alla natura del brano. Forse però si poteva osare di più.
Roberto Vacchioni - 5: L'etichetta di "professore" non gli si scolla nemmeno per una serata simile e, per copione o per volontà, il cantautore si trova a spiegare i testi a dei bambini, cantando con loro. Idea pregevola, ma tutto suona dannatamente artificiale e forzato.
Franco Battiato - 9: Arriva superbamente sino in fondo a "Inverno" (a differenza di quando si commosse durante il concerto tributo del 2000). Non ho commenti da fare. Bisogna soltanto chiudere gli occhi e ascoltare.
Premiata Forneria Marconi - 6: Ripropone, per "Bocca di rosa", i sempre validi arrangiamenti del 1979. Manca però la scintilla, e poi non vedere Di Cioccio leggere i testi sarebbe meglio.
Antonella Ruggiero - 8: Genovese, voce angelica, sceglie di cantare "Ave Maria" dando uno spessore sarcale (complici la voce e l'arrangiamento per anchi) ad una canzone che parla della Maria donna e madre. Esperimento riuscito in pieno. Applausi meritati.
Andrea Bocelli - 7: Ci mette impegno e si vede (ops, pardon) ma forse rende troppo soave e ordinata una canzone, ed un testo, che meriterebbero un'interpretazione più "disperata". In ogni caso buono.
Vinicio Capossela - 6,5: Non sarei riuscito a pensare ad un interprete più adatto per "La città vecchia". Capossela, con la sua aria stralunata e la sua voce roca, riesce da solo a rendere giustizia alla canzone. Avrei preferito un approccio più personale, che non si limitasse solo ad uno sciocco travolgimento del testo.
Jovanotti – 6,5: Si cimenta direttamente da Spoon River, Illinois, nella lettura di Edgar Lee Masters e in una versione acustica de "Il suonatore Jones". La versione è però un po' troppo acustica e minimale, anche dal punto di vista vocale, mentre De Andrè era non solo un grande paroliere, ma un eccellente cantante e un sublime musicista.
Nicola Piovani - 7,5: esegue senza errori e senza strafare le musiche di "Storia di un impiegato", difficilissimo album del 1973. Un medley cupo e incalzanrte che prende allo stomaco.
Eugenio Finardi - 8: Si inserisce sull'ultima eco del piano di Piovani e inizia l'esecuzione di una delle canzoni più belle del repertorio di De Andrè: "Verranno a chiederti del nostro amore". La canta benissimo e soprattutto la interpreta benissimo. La fa sua così che noi possiamo farla nostra.
Samele Bersani - 5: Mi spiace stroncare questo artista che personalmente mi piace molto, ma non posso farne altro; il suo "Bombarolo" è preso probabilmente in una tonalità sbagliata è le stonature non si contano. Nel complesso sembra che sia a disagio. Sembra ci sia qualcosa che non va...
Piero Pelù - 7: Uno dei pochissimi ad osare una lettura originale dei brani e di questo gli va dato il merito. "Il pescatore" di Pelù è folk, allegro e vitale. Evitato il rischio psichedelìa sempre in agguato quando si tratta del rocker toscano.
Massimo Bubola e Edoardo Bennato - 5,5: Bennato se la cava bene: "Quello che non ho" è una canzone che gli si confà. Non altrettanto si può dire di Bubola (co-autore con De Andrè). Meglio che torni a scrivere ed eviti il palcoscenico.
Tiziano Ferro - 8,5: Ebbene sì! Non ho paura di rompere un tabù. La voce di Tiziano Ferro mi è sempre piaciuta; tutto il contrario per le sue canzoni. Ora, alle prese con lo stupendo brano "Le passanti" (già di George Brassens), mostra tutta la sua capacità. Interpreta il pezzo avendolo capito, e le imperfezioni ci stanno.
Ivano Fossati - 6,5: Il voto è merito soprattutto della canzone, "Smisurata preghiera" (quella del mio ltimo post). Fossati è a suo agio, essendo la musica sua, ma appiattisce il brano sullo stile che lo contraddistingue. E poi se la tira.
Mauro Pagani e Cristiano De Andrè - 9: Finale con il botto dal Porto Antico di Genova, cornice ideale "Crêuza de mä". La canzone è un gioiello, l'arrangiamento è quel che ci si aspetta da Pagani e il timbro di Cristiano è l'unico in grado di rendere pienamente onore al padre. A tratti ho avuto l'impressione che Faber fosse lì...
Fabio Fazio – 7,5: spesso retorico ma pienamente partecipe, a tratti commosso, insomma sincero. Vuole fare bene ad ogni costo e un po' si vede, a danno della leggerezza. Ma non poteva essere che lui, amico di Fabrizio, a condurre la serata.
Nessun voto a De Andrè, non mi permetto.
E' semplicemente il migliore.
E ci manca un sacco.
mercoledì, gennaio 07, 2009
Rassegna stampa
Tra un articolo e l'altro del Codice Civile e tra un grafico e l'altro di economia del lavoro, mentre bolle l'acqua per la pasta, breve pausa per postare due o tre notizie che ho potuto leggere sui giornali di questi primi scorci di 2009.- Continua la crisi in Medio Oriente e come al solito chi si difende fa più morti di chi attacca. Per carità, il diritto degli israeliani a non diventare carne da macello è, come si dice spesso, sacrosanto; ma quando si bombardano le scuole c'è qualcosa che non va...
Dispiace che l'Unione Europea anche quando riesce ad esprimersi con una sola voce resti palesemente inascoltata.
Dispiace ancora di più che l'illustre e blasonato Governo italiano venga rappresentato sulla scena internazionale da un uomo che di nome fa Franco
e di cognome Frattini, un uomo capace, rimanendo serio, di rilasciare interviste sulla guerra in tuta da sci dal suo chalet. Ci mancava che si mettesse a giocare a palle di neve con il giornalista gridando "Allora facciamo che tu sei un bambino palestinese e io Olmert che ti lancia le bombe!".D'altronde come aspettarsi di meglio dal ministro che durante la delicata crisi estiva in Georgia, mentre i suoi omonimi europei si riunivano d'urgenza, inaugurava la "diplomazia telefonica" scegliendo di non muoversi dal suo buen ritiro alle Maldive e di risolvere la guerra via fax.
(Ah, già! Lo stesso ministro che, in quelle medesime ore, era impegnato ad annunciare urbi et orbi a mezzo stampa la sua relazione con una affermata dermatologa. Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce...)
Ci tocca rimpiangere quella vecchia volpe di Max D'Alema, l'unico uomo occidentale, pare, a rendersi conto che escludere Hamas dalle trattative di pace equivale a garantirsi un conflitto infinito.
- Grazie alla mia sempre più approfondita (e deleteria) conoscenza dei social network vengo a sapere che esistono sull'amato Facebook gruppi inneggianti alla Mafia, a Cosanostra e alla malavita organizzata in tutte le sue forme. Si va da "Totò Riina...il vero Capo dei Capi" a "Vota Provenzano". Fin qua nulla che mi abbia particolarmente sconvolto: il mondo è pieno di coglioni (una ricerca afferma addirittura che statisticamente esistano due coglioni per ogni maschio adulto). La cosa si fa però più inquietante quando si legge che dietro alla creazione di questi gruppi potrebbe esserci direttamente il marketing dei padrini per guadagnare consenso tra i giovani.
I dirigenti di FacciaLibro, comunque, non sembrano intenzionati a censurare questa forma di libertà di espressione. God bless AmericanS!
(Ah, gia! Gli stessi dirigenti che poco tempo fa decisero di censurare le fotografie delle donne che allattano: "oscene e sessualmente esplicite". Come essere contrari? Si tratta pur sempre di un maschio che succhia i capezzoli a una donna! Vergognoso!)
- Per restare in clima "orgoglio italico", diciamo pure che noi tutti facciamo il tifo per Gomorra, il film di Matteo Garrone candidato agli Oscar 2009. E' bello sapere che con noi fa il tifo anche nientepopòdimenoche il capitano dell'undici italiano Mr. Fabio Cannavaro: "Per il cinema italiano spero che Gomorra vinca l'Oscar. Ma non penso che gioverà all'immagine dell'Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative".
Quant'è vero, guagliò! Perchè sputtanarsi da soli se nessuno vede la polvere sotto il tappeto?
Ma è un Cannavaro a tut
to campo quello che il settimanale di geopolitica "Chi" ci regala in una preziosa intervista: si va dalla relazione Belen Rodriguez-Marco Borriello fino ai matrimoni gay ("Mmmh, su quello, forse, sono più italiano..."). Così ti vogliamo, Capitano! Italiano fino al midollo!(Ah, già! Questo è lo stesso Fabio Cannavaro che dopo la notte magica di Berlino sfilò allegramente con un tricolore fregiato del fascio littorio. Certamente si trattò di una svista.)
- And now something completely different! :-P
Have a nice day!
m.
martedì, novembre 18, 2008
Roma 14 novembre 2008: io c'ero, secondo la questura no.
Partiamo dall'inizio.
Premessa: non voglio fare la cronaca della manifestazione, son stanchino e poi non è che sappia scrivere così bene come dicono (grazie michele) quando non sono particolarmente lucido... poi spero in una collaborazione dall'esterno: i commenti sono lì per quello oppure mandateci una mail che integriamo il post.
Insomma dopo una notte in treno piuttosto insonne arriviamo arRoma, colazione, organizzazione striscioni e gonfiaggio palloncini (ottima idea!!!).
Ci muoviamo alla Sapienza da dove partiamo alle 10.00 circa... e già qui non riesco a vedere, nonostante i miei occhi ad altezza 1.85 circa, la testa del corteo (via della Scienza, non lunghissima ammettiamolo).
Arriviamo (per farla breve) in Piazza dei Cinquecento (di fronte a Termini) dove, a quanto ho letto sui pochi giornali che ci hanno cagati il giorno dopo, ci siamo uniti con gli "studenti medi". Insisto nel dire che non ho capito molto delle congiunzioni con gli altri cortei perche' eravamo talmenete tanti che le giunzioni non si sono notate.
Imbocchiamo via Cavour, lunghiiiiiiissima, larghissiiiiiiiiima, eppure non si vede la fine del corteo. Propongo un prblema alla Fermi per coloro che volessero cimentarsi in conti piu' accurati di quelli della Questura.
Arrivati in via dei Fori Imperiali ci uniamo agli altri cortei delle altre Universita'. Poi si prosegue, fino a Piazza Venezia dove incontriamo la Guardia di Finanza... tutti tranquilli, niente di che... sfiliamo belli e pallidi. Via delle Botteghe Oscure (mi pare) ... sosta pe run po' di fischi... arriviamo in Piazza Navona alle 15.00.
5 ore di camminata... il pulmino con la musica gia' torna indietro e noi non siamo ancora arrivati, i comizi li abbiamo evitati... dopo di noi arriva gente almeno per un'altra mezz'ora. Come facevamo a essere 30 mila??? Perche' i giornali non ci hanno cagati? Forse perche' non ci siamo picchiati? Perche' il sit-in davanti a Montecitorio non ha provocato morti? L'attenzione giornalistica si rivolge solo dove c'e sangue? Non dovrebbe invece riportare con il giusto peso i fatti?
vorrei dei vostri commenti e mi scuso per il ritardissimo del post.
d
Alcune foto
nostre 1 2 3 4
lunedì, novembre 10, 2008
Quando c'era lui i treni arrivavano in orario
Che le nostre amate e moderne ferrovie non fossero capaci di funzionare già lo sapevamo, ma stamattina ho scoperto che non sono nemmeno capaci di NON funzionare.
Mi spiego.
Oggi è giorno di sciopero dei trasporti (a dopo le considerazioni di merito) e il sottoscritto avrebbe dovuto (condizionale d'obbligo) recarsi a Venezia nel pomeriggio. Sapendo della protesta mi sono informato e ho letto che sarebbero state garantite le fasce orarie dei "pendolari" (treni locali dalle 06:00 alle 09:00) e così, pur essendo impegnato nella Serenissima soltanto dopo le 14, ho deciso di partire la mattina, con sveglia alle 7.
Peccato che arrivato in stazione a Trieste C.le poco dopo le 08:00 non abbia trovato l'ombra di un treno; NEMMENO UNO!
Non un mezzo un arrivo, nè uno in partenza. Nemmeno una locomotiva abbandonata.
Biglietteria chiusa, nessuno a cui chiedere.
In compenso le biglietterie automatiche funzionavano perfettamente ed emettevano biglietti per treni che non sarebbero mai partiti!
Ora dico: che senso ha mettere delle fasce garantite se poi il servizio non viene garantito?
L'unico risultato è che la gente s'incazza e bestemmia. Garantito.
E ora due parole sul merito della protesta.
Verdetto: sacrosanta.
I lavoratori dei trasporti sono già dal 2007 senza contratto e si scontrano da un anno con il muro di gomma delle imprese che si rifiutano di aprire un tavolo.
Quello che mi chiedo è perchè in Italia non si possa semplicemente rinnovare un contratto quando scade. Perchè tutte le volte i lavoratori dipendenti devono aspettare mesi per vedere la propria busta paga aggiornata quando invece l'inflazione non aspetta il rinnovo?
Solidarietà quindi con chi sciopera e perde un giorno di paga, assottigliando ulteriormente un già magro stipendio.
m.
mercoledì, novembre 05, 2008
La grande lezione americana
Ora si dice "L'America è una grande democrazia" ed è vero.
Ma non soltanto perchè ha vinto un Obama. Lo sarebbe stata anche se avesse vinto l'avversario. Si è dimostrata una grande democrazia per la passione e la convinzione sincera con la quale la battaglia è stata combattuta, per la straordinaria partecipazione al voto e prima ancora per l'eccezionale mobilitazione dei cittadini in favore del proprio candidato.
I colpi bassi sono stati pochi, i brogli non si sono visti; nessuma polemica, nessun riconteggio.
Una grande democrazia anche perchè ha saputo scegliere guardando al proprio futuro e credendo nelle proprie potenzialità e non chiudendosi a riccio in paure amplificate come fece in occasione del secondo mandato Bush.
La Storia ce lo insegna: quando un popolo sceglie sulla base della paura, quasi sempre sbaglia.
Ho provato poi sincero apprezzamento nell'ascoltare il discorso dello sconfitto John McCain (del quale, a parte l'ironia, ho sempre avuto rispetto).
Un discorso da cui emerge prima di tutto la buona fede con la quale ha condotto questa sua ennesima battaglia, e nel quale si apprezza poi la consapevolezza di aver commesso degli errori (primo fra tutti, con il senno di poi, l'aver scelto Sarah "Hockeymom" Palin). Confrontandosi con un pubblico purtroppo non altrettanto corretto, il vecchio senatore dell'Arizona ha riconosciuto la sconfitta prima ancora che i risultati fossero definitivi e ha detto che l'America deve essere orgogliosa dell'elezione di Barack Obama, "che è stato il mio avversario e che sarà il mio Presidente".
E' questo il patriottismo sano, lontano dal fanatismo che ahimè sappiamo animare molti dei suoi elettori.
Ecco il discorso integrale:
Dopo l'esito straordinario di queste presidenziali, posso dire che hanno avuto un solo difetto: far sentire noi italiani ancora più piccoli, vecchi e provinciali di quanto non ci sentissimo già.
m.






