domenica, giugno 08, 2008

Americarama

Con due giorni di ritardo mi fa comunque piacere ricordare l'assassinio di Bobby Kennedy.

Lo farò con le parole di Giovanna Botteri trovate sul sito del TG3


"Era il 1968. Quarant’anni fa. Anche allora le primarie democratiche americane durarono a lungo, anche se probabilmente furono meno combattute; e la proclamazione del candidato avvenne, come oggi, solo il cinque di giugno. Robert Kennedy stava festeggiando con i suoi in un albergo di Los Angeles quando un fanatico mise fine alle speranze e ai sogni della giovane America degli anni Sessanta, chiudendo un’epoca.

Alle elezioni di novembre il democratico Humprey fu facilmente battuto dal candidato repubblicano: Richard Nixon

Cinque anni prima il fratello di Bob, John Fitzgerald, era stato assassinato, ad appena un anno dalla sua elezione, e solo due mesi prima, a Memphis, era stato ucciso Martin Luther King, apostolo della non violenza e feroce oppositore della guerra in Vietnam.

Nei ghetti neri si era scatenata la violenza e la repressione; ci furono oltre una ventina di morti. Nei campus universitari il movimento pacifista portava migliaia di studenti ad occupare le università, proprio quando la guerra entrava nella sua fase più tragica: l’offensiva del Tet, l’onda lunga che condurrà la guerriglia vietcong vittoriosa fino a Saigon.

Assai critico nei confronti della politica militare del presidente Lyndon B. Johnson che aveva sostituito il fratello dopo l’assassinio, Robert Kennedy aveva centrato tutta la sua campagna elettorale contro la guerra in Vietnam, che l’altro candidato democratico, Humphrey, invece appoggiava.

E aveva vinto.

Ethel, la sua vedova, sentendo quattro anni fa parlare Barack Obama disse: Quest’uomo mi ricorda qualcuno… E’ destinato a diventare presidente."


I parallelismi sono sempre anti-storici (e spesso portano anche sfiga) ma ci tenevo a sottolineare una cosa: al di là dell'antiamericanismo pregiudiziale è sotto gli occhi di tutti come in questo momento tutto il mondo abbia bisogno di una grande politica americana.

Negli anni sessanta la svolta non c’è stata a causa degli attentati, ma oggi forse gli elettori hanno la concreta possibilità di rimediare.

La crisi climatica, l'Iran e il suo nucleare, la Russia che rialza la testa dopo vent'anni, la Cina affamata di potere ed energia: sono molti i fronti lungo i quali le democrazie occidentali sono chiamate a confrontarsi e, piaccia o no, in nessun caso si potrà prescindere dagli Stati Uniti.

Otto anni di amministrazione idiota hanno portato alla situazione attuale: i prossimi quattro saranno fondamentali. Quindi, almeno a novembre, God bless America!

m.

PostScriptum: mi scuso se parlo spesso della politica Made in USA, ma purtroppo ultimamente quella italiana mi dà ben poche soddisfazioni...

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