venerdì, febbraio 25, 2011

lunedì, febbraio 14, 2011

Pavido

"Perché io, Il Signore, il tuo Dio, fortifico la tua mano destra e ti dico: Non temere, io ti aiuto!"

Isaia 41:13

giovedì, febbraio 10, 2011

Here we are

Domani,se Dio vuole e se specialmente non me ammazzo stasera, affrontero' l'ultimo esame della mia carriera universitaria (figon, cosi' si che mi do un tono!)
Questi sono i momenti in cui una persona tende a tirare le somme, a fare un bilancio delle esperienza passate, in questo caso universitarie, e vedere se si e' in attivo o in rosso.
Di questi due anni e mezzo a Trieste posso dire che non butto via niente, a livello umano e a livello universitario. La scelta di andare via da casa e' stata una delle scelte migliori che potessi fare, quella svolta che ti permette di diventare da un ragazzino idiota, un uomo idiota.
Di incertezze sul futuro ce ne sono tante, ma quelle sono necessarie, se non terapeutiche; sono contento di non avere incertezze sul passato, e per questo mi sento di dire grazie alle persone che hanno reso questi due anni e mezzo a Trst speciali, con piu' o meno merito.

mercoledì, febbraio 09, 2011

Chiamalo Scemo..


Ma non chiamarlo Presidente del Consiglio!

i ROM a ROMa

Avendo appena inviato la relazione per quello che, incrociando le dita, dovrebbe essere il mio ultimo esame, mi sento con lo spirito abbastanza appagato per poter scrivere.
Mi sembra doveroso, da romano qual sono, scrivere due parole su quello che e' successo a Roma in questi giorni.
Partiamo dai fatti : 4 ragazzini sono morti carbonizzati dentro una casa fatiscente, in cui erano rimasti soli.
E da qui finalmente un'intera citta', anzi, un'intera nazione prende coscienza che ci sono persone che, in quello che dovrebbe essere l'ottavo paese piu' industrializzato del globo, vivono in queste condizioni.
Parliamoci chiaro, lo scopo di questo post non e' esprimere un giudizio morale su quello che e' accaduto (n.b, Alemanno e' un fascista de merda), ma condividere un'esperienza personale di integrazione.
Alle elementari ho avuto in classe per tre anni due ragazzi rom, che vivevano in un campo nomadi a non piu' di mezzo chilometro di distanza da casa mia.
La mia scuola aveva preso un accordo molto chiaro con le famiglie : i bambini vengono a scuola, gli si da una mano con tasse ed altri scazzi burocratici, ma con la promessa che non devono andare a chiedere elemosina in giro.
Per un anno le cose hanno funzionato perfettamente, per quanto ne possa essere cosciente un bambino di sette anni.
Poi un giorno, andando al mercato sotto casa mia con mia madre, ho visto uno di questi ragazzi chiedere l'elemosina in giro. Siccome fin da bambino i cazzi miei non me li sono mai fatti, la mia reazione e' stata di andare a raccontare questa cosa alla mia maestra.
La reazione da parte sua fu di andare al campo nomadi, affrontare a brutto muso il padre di questi due ragazzi, e tentare di farli rimanere a scuola piu' tempo possibile, coinvolgendoli in tutte le possibili attivita' pomeridiane.
Che c'entra questo con quello che e' successo a Roma? Forse poco o niente, ma sinceramente credo dimostri che il concetto di integrazione non e' un argomento di cui si possa parlare astrattamente, ma drammaticamente reale.
In questo momento la politica fascista di Alemanno considera i rom un problema estetico, per cui si limita a spostarne i campi dove occhio non vede, e cuore non duole. I progetti di integrazione di cui incosciamente ho fatto parte anche io sono spariti. Ora a Roma si fa semplicemente finta che i Rom non esistano e non siano mai esistiti.
Una vera integrazione e' possibile, anzi necessaria, per evitare che altri innocenti finiscano in cenere, ma quanti sarebbero disposti a fare quello che fece la mia maestra? Da un fascista non me lo aspetto, ma sarebbe bello che ci fosse piu' pragmaticita' e meno "salotteria" da chi si professa difensore dei piu' deboli.

lunedì, febbraio 07, 2011

Scazzo Mattutino

Cominciamo dai fatti : stamattina mi sono alzato dal letto con le balle gia' impegnate in un ampio e continuo movimento rotatorio, apparentemente senza nessun motivo.
Mentre cerco di alzarmi dal letto, fare colazione e rendere la mia persona adatta a presentarsi in un luogo pubblico quale il Dipartimento (non dico di cosa giusto per dare un'aria misteriosa al luogo), noto che il movimento rotatorio sopra citato non cessa. E soprattutto, non riesco ad individuarne ancora il motivo.
Possedendo oramai una mente deviata da 5 anni di fisico studio, provo ad applicare il metodo di indagine scientifica alla mia persona e alla mia psiche, temendo i risultati di tale indagine.
Indagine che si rivela totalmente infruttuosa nel percorso casa - Universita' (ebbene si, con la lettera maiuscola), forse anche per via del vecchietto stranamente cocojo incontrato sul bus, che risponde co un ampio sorriso al mio gesto di cedergli il posto a sedere, e che pero' non si sente autorizzato per questo a riempirmi di ciacole alle otto di mattina. Stima totale per il vecio.
Arrivo in Uni, accendo il pc,e faccio il fatal errore di aprire in contemporanea Repubblica.it e iIlfattoquotidiano.it.
Epifania e Tragedia avvengono simultaneamente. E io cretino che mi domandavo pure il motivo per cui le mie balle imitassero Stakanov nel loro moto rotatorio!
Vivo in un paese dove il Presindente del Consiglio va a puttane e non si dimette, dove il sindaco della Capitale vede bene di proporre lo smantellamento totale dei campi rom dopo che stanotte quattro ragazzini sono diventati cenere, dove un cretino in maglioncino dopo aver fatto firmare un accordo suicida a migliaia di operai dice "si bon, magneteme el cul, io sposto tutto in Ammmerica", dove un sindaco si puo' permettere di togliere un piatto di pasta ad una ragazzina di 4 anni con l'aiuto della preside troia dell'istituto scolastico (ebbene si, ho detto troia, femministe insorgete pure, me ne sbatte assai poco) e dove, ultimo in ordine, ma non ultimo in importanza, la gente manda ad un quotidiano foto in stile bimbominkia come forma di ribellione al proprio non governo.
Ma a tutto questo dovrei forse essere abituato, penso. Il problema e' che c'e' un elemento di novita' che rende tutto drasticamente piu' drammatico; ho passato 5 anni ha pensare, quasi come un mantra, "tanto dopo la laurea me ne vado via da questo paese, e saro' un uomo libero".
Ora che quella che era una speranza e' diventata realta', non mi sento affatto libero, ma sconfitto. Ecco perche' mi rode cosi' tanto; chissa' se i generali che perdevano una battaglia e avevano la fortuna di svegliarsi il giorno dopo, chissa' se anche a loro giravano le palle cosi' tanto.
Giusto per rivendicare le mie origini (ao!), ogni mattina aprire il giornale, cartaceo o multimediale, e leggere quello che accade nel paese dove vivo, questi gesti all'apparenza innocui sono diventati le mie personali forche caudine.
La speranza di andarsene via e' diventa nella realtà l'ammissione di una sconfitta morale personale, una ritirata nella quale non si ha neanche la consolazione di tornare a casa.